“Volevo apparire cubana, con la mia pelle chiara e le mie labbra fini, volevo sentirmi diversa, fino a che scoprii che la mia diversità era accettarmi nella mia unicità, ero più cubana di ciò che pensassi”.
Chiara
ORIGINI E “RAZZISMO AL CONTRARIO”
Ci terrei tanto ad aprire questo post con una riflessione. Dal momento in cui ho scoperto le mie origini, o meglio realizzato che ero nata in Italia, ma con un genitore straniero, ho sempre cercato in ogni modo l’appartenenza o la verosimiglianza alla parte più cubana che c’era e c’è in me. Mi vorrei spiegare meglio, fin da piccola ho sempre amato i mix culturali, le religioni, le varie etnie che popolano il nostro mondo, ero una bambina davvero curiosa e aperta, grazie soprattutto a mia mamma, che mi ha insegnato i veri valori e la sensibilità verso il prossimo. Ricordo che quando si parlava di culture, terre lontane, origini diverse io mi emozionavo e mi incuriosivo sempre tanto, forse desideravo proprio fare parte di ciascuna. Crescendo, decisi, senza troppe esitazioni che, come tesina delle scuole medie, dovevo portare l’Africa e successivamente ad ogni relazione o tesi dalle scuole superiori fino all’Università decisi, quasi ossessivamente, ad indagare le mie radici cubane fino in fondo.
Volevo trovare la “cubanicità” in me, le caratteristiche presenti nella mia persona che mi identificassero con quella cultura, che era ed è a tutti gli effetti parte di me. Io, a differenza di come andava il mondo moderno, desideravo un colore della pelle più scuro, delle labbra più carnose e dei capelli decisamente più voluminosi e afro rispetto al mio riccio europeo, secondo me banale. Non mi fraintendete, non sono mai arrivata a non accettarmi, solo cercavo in ogni modo di riconoscere in me, quelle caratteristiche prettamente caraibiche o afro che vedevo nel popolo cubano o africano, appunto quella che viene chiamata afrocubania**.
In provincia di Varese, Lombardia, dove sono cresciuta, i commenti ottusi non ci hanno messo troppo ad arrivare: “Beh non si vede che sei cubana….”, “Tu cubana ? Ma va, non sei nemmeno scura di pelle”, “Beh non si direbbe proprio”, “E tu vorresti essere nera, quando hai avuto la fortuna di nascere bianca e qui?”, “E poi il tuo cognome è italiano..”.
A me questi commenti, un pò razzisti al contrario, hanno sempre ferito un po’, era come se volevo si vedesse che ero “diversa”, nel senso buono ovviamente, avevo questa fortuna di aver ben due culture scorrere nelle mie vene e volevo mi fosse in qualche modo riconosciuto, che a colpo d’occhio si vedesse! Tutto ciò, crescendo, ha incoraggiato la Chiara adolescente sempre più verso la scoperta delle sue radici, volevo capire a tutti i costi, perchè, se ero mezza cubana, ero tanto bianca di pelle, tanto normale, tanto italiana, volevo che le mie origini trasparissero, come se si leggesse in fronte: SONO ITALIANA E CUBANA, anche senza aver avuto mai nessun contatto con Cuba, io ne andavo orgogliosa!
Era come se volessi dimostrare agli altri qualcosa, con degli stereotipi forse, nel modo più sbagliato possibile, in realtà non avevo ancora capito che non avevo bisogno di dimostrare niente a nessuno, se non a me stessa, chi ero veramente.
IO dovevo assolutamente indagare le mie origini per capire chi fossi davvero, e così è stato!!!





IL VIRUS E IL COGNOME
Piccoli cenni introspettivi, pillole del mio vissuto tutto ciò mi aiuta a descrivere chi sono, a raccontarvi di me per diventare più intimi, non voglio tediarvi con storie estremamente personali, ma ci tengo a mostrare chi c’è dietro questo schermo, e spiegarvi esattamente come ho vissuto sulla mia pelle uno dei momenti storici più difficili e drammatici che sta vivendo l’isola, e come da semplice europea sono entrata a contatto con la vita vera.
Successivamente alle mie avventure a Caibarien, devo dirvi che sono riuscita a visitare altre località che vi racconterò assolutamente in un post dedicato,ma ora sento la necessità di parlarvi di attualità e con durezza aprire gli occhi a tutti i lettori che non conoscono o non immaginano minimamente la difficoltà di vivere qui.
Certo penserete che sono arrivata e me la spassavo alla grande, non sembrava proprio che la stavo vivendo tanto male o mi mancasse qualcosa. Eccoci arrivati al punto. Quando il virus ha iniziato a dilagare anche a Cuba minacciando le prime chiusure, io ero riuscita a godermi una parte della mia vacanza ed ero tornata all’ Havana, pensando ingenuamente di poter tornare a Londra con il mio volo di ritorno, seguendo le prime normative anti-covid disposte.
La mia vera e straordinaria esperienza iniziava proprio lì, nel momento in cui ho realizzato che non sarei più potuta tornare fino a data da destinarsi, che avrei proseguito la mia avventura sull’isola non più da turista a passeggio, ma da vera cittadina a tutti gli effetti, con:
DOCUMENTI SCADUTI, ASSICURAZIONE MEDICA NON VALIDA, PASSAPORTO ITALIANO, COGNOME ITALIANO, SOLDI QUASI TERMINATI.
Da un giorno all’altro non avevo più alcun legame con la mia famiglia, per lo stato ogni turista presente sull’isola doveva andarsene e in mancanza di aereo doveva alloggiare in hotel a spese proprie. Il mio mancato riconoscimento mi stava giocando una carta falsa, avere un cognome italiano significava una cosa sola :
Ero una straniera incastrata in un paese che non voleva stranieri, ero diventata di troppo. Per giunta non una semplice straniera, ma un’italiana che era a Trinidad quando i primi tre casi, si manifestarono sull’isola.
“Coronavirus: tre turisti italiani ricoverati a Cuba“
Tre turisti italiani, di cui non è stata resa nota l’identità, sono stati ricoverati ieri in un ospedale di L’Avana dopo essere stati trovati positivi al coronavirus mentre soggiornavano con un quarto italiano in un ostello della città di Trinidad. La tv cubana ha indicato che, in base a informazioni fornite dal ministero della Sanità, gli italiani sono arrivati a Cuba il 9 marzo. Ora sono ricoverati nell’Istituto di medicina tropicale ‘Pedro Kouri’ in condizioni che non destano preoccupazione.” La Repubblica, 12 marzo 2020
Tranquilli non ero una dei tre e nemmeno ci ero entrata in contatto, ma vi rendete conto che assurda coincidenza?! Ora gli italiani erano visti come gli untori della pandemia all’estero, e io sfortunatamente potevo essere una di quelle agli occhi loro, vai a spiegare a tutti gli uffici cubani che io stavo sull’isola da febbraio e quindi ero innocua ed ero stata attenta a tutto, passando la maggior parte del tempo con la famiglia, certo quella di sangue, ma che sulla carta non aveva nulla in comune con me. La verità è che come sapete bene, il virus ha iniziato a distendersi a macchia d’olio anche nell’isola e all’inizio si cercava proprio il capo espiatorio.
Ora era davvero iniziata la corsa contro il tempo, dovevamo andarcene tutti e alla svelta, la situazione stava cadendo in picchiata e il governo non voleva di certo ospitare tutti i turisti presenti. Ricordo che alla notizia del mio volo cancellato, mi rincuorai perchè la compagnia aerea spostò immediatamente i passeggeri in uno al giorno seguente , il 24 marzo, giorno di chiusura frontiere, doveva essere l’ultimo giorno per far volare gli aerei di linea, e quindi anche il mio alle 22.30 di sera, previa autorizzazione del governo cubano a partire, infatti dovevo avere l’autorizzazione dall’immigrazione.
Non riuscii a dormire, continuavo a fissare il soffitto pensando a come avrei fatto se avessero cancellato anche questo, sarei rimasta lì, oddio senza documenti o meglio scaduti, i soldi scarseggiavano, ero davvero in balia degli eventi e tutto mi sembrava così surreale.





IMMIGRATA
Benissimo il giorno della partenza, i miei pensieri positivi erano presenti, ero carica , ma attenzione avevo sempre da risolvere il problema con l’immagrazione cubana, non potevo stare nel barrio che volevo, dovevo assolutamente spostarmi in un hotel convenzionato dallo stato se non fossi partita il giorno stesso, ma soprattutto anche l’agenzia di viaggi aveva bisogno dell’approvazione del governo per farmi eventualmente prendere un qualsiasi volo di ritorno.
Sapevo già che tutto si sarebbe risolto, il mio volo sarebbe partito in orario, sarei tornata nella fredda Londra, dove il mio lavoro stava proseguendo, malgrado i primi contagi, ero estremamente su di giri, perché l’opzione di rimanere lì si faceva sempre più vivida nella mia testa, ancora non sapevo cosa mi aspettasse.
Così, senza perdere tempo, con nonno tenendomi per l’avambraccio, dovevo camminare circa 5 km per raggiungere l’ufficio immigrazione più vicino, e spiegare che sarei dovuta partire la sera stessa o per eventuale cancellazione volo, sarei rimasta buona buonina in una casa familiare e non mi sarei spostata in un hotel. Vi ricordate le code per prelevare in banca? Ecco questo ufficio era completamente deserto rispetto a quella giornata passata sotto il sole, ma l’attesa si fece estenuante lo stesso, credo di aver capito in quel momento che l’emblema di questo paese è la COLA (la coda) infinita e per tutto, in più avevo quell’ansietta che ti attanaglia lo stomaco, mischiata alla fame.
Finalmente, dopo ore di attese, incontrammo una delle cubane più carine e gentili della storia, lei seduta, appena tornata dalla pausa pranzo, ecco perché avevo tanta fame, si fermò come estasiata e partecipe alla storia che mio nonno le stava raccontando: “Mia nipote è Italiana, è venuta in visita alla famiglia cubana da parte del papà, stava passando del tempo con noi, deve ripartire oggi, se non le cancellano il volo, ha il permesso di rimanere da noi??”.
E intanto il mio mitico abuelo aveva già tirato fuori il cellulare per mostrarle alcune foto scattate insieme, come per farle capire la somiglianza che scorreva nelle nostre vene e sui nostri visi, cercava un escamotage per addolcirla e appassionarla alla vicenda.
A Cuba amici miei nulla è facile, ci si inventa, si trova sempre un modo per agire e sistemare una situazione, e questa cosa ai miei occhi era, malgrado tutto, molto bella, si cerca sempre di non darsi per vinti e costruirsi una soluzione accettabile pur partendo dal nulla o dall’instabilità. Il governo è molto rigido, così il popolo ha imparato l’arte della sopravvivenza e dell’invento, che io apprezzavo ogni giorno di più.
La signora era quasi commossa, totalmente coinvolta nella storia, mi disse che dovevo trovare il modo di andarmene prima possibile, già non si accettavano più turisti nell’isola, ma se fossi rimasta bloccata, potevo restare tranquillamente a casa della mia famiglia per il tempo necessario a prendere il mio volo, ovviamente dovevo attuare da cubana, perché i muri hanno occhi e orecchie.
HAVANA ULLALA’…
Come avrete ben capito, il lockdown era iniziato e più nessun aereo aveva il permesso di volare, tranne i primi voli d’emergenza o umanitari che da quel fatidico giorno iniziarono a aumentare i loro prezzi per far “umanamente” tornare le persone nel proprio paese. Tornata a casa, avevo iniziato a sistemare le valigie, perchè la sera il mio volo partiva dall’aeroporto della capitale e per precauzione decisi di chiamare per l’ultima volta la compagnia aerea , per una verifica definitiva.
Ma arrivarono le fatidiche parole: “Su proximo vuelo es el 1 de Junio…” (Il suo prossimo volo è il primo di giugno…)
SI, GIUGNO….. +2 mesi (dopo la vacanza di un mese avevo accumulato +2 punti quarantena!)
Il mio volo andata/ritorno che comprendeva il ritorno a Madrid e successivamente a Londra, non esisteva più…. PUFF!!!!! Era stato cancellato il giorno stesso per la sera, e l’avevo scoperto perché mi ero interessata a chiamare per sicurezza, ed eccallà la fregatura! E sapete il mio primo pensiero quale è stato mie cari?? Nessuna disperazione, nessun attacco di panico, avevo un sorrisino beffardo ed ero pronta: CUBA MI VUOLE QUI!!!!!

Tutto ruotava intorno a questo, la mia mente non smetteva di raccontarmi storie, dovevo vivermi questa esperienza positivamente, era un segno, era l’occasione per conoscere l’altra parte di me e proprio quella che aspettavo, quando mi poteva ricapitare di stare così a lungo in una località, e soprattutto quella per cui stavo lottando per conoscere fin che ne ho ricordo!?
Il mondo, il karma, il destino, il fato, chiamatelo come volete, me lo stava servendo su un piatto d’argento, lì, bloccata, con una pandemia che mi stava rincorrendo, da Trinidad fino all’Havana, e io avevo un sorriso sulle labbra, perché sentivo che era proprio dove dovevo stare.
AVEVA INIZIO LA MIA AVVENTURA, IL MIO LOCKDOWN LONTANA DA CASA.

**Afrocubania = Ho dedicato i miei interi studi alla scoperta del vero significato di questa parola e a capire cosa rende tanto unica la mescolanza tra due culture, che prima della colonizzazione erano tanto distanti. Quando gli spagnoli arrivarono sull’isola portarono con forza le proprie tradizioni e la fede cristiana, che fu imposta agli abitanti indios e a tutti gli schiavi africani, importati e sfruttati per il duro lavoro. Le credenze politeiste, aborigene, tribali, vodoo, africane vennero viste dai colonizzatori come qualcosa da estirpare e demoniaco, così, il popolo schiavo trovò un modo originare di nascondere le proprie usanze, celando i santi africani e le iconografie prettamente tribali sotto il nome e l’iconografia cristiana. In breve Santa Barbara divenne un potente Changò, La vergine della Carità, patrona dell’Havana, la bellissima Ochun, santa della fertilità e così via.. La mescolanza etnica non riguardava solo la religione, ma tutti gli aspetti dell vita sociale, quotidiana e anche fisica del nuovo popolo formato, il popolo cubano presenta in sè tutti questi aspetti che mi hanno affascinata e affascinano tutt’ora. I molti mulatti presenti sull’isola avranno sicuramente discendenze di sangue spagnolo e africano , portando dentro di sè una storia veramente incredibile, che vive e sussiste al giorno d’oggi. Presto approfondirò questo argomento che mi ha segnata nel corso degli anni, sia personalmente, che artisticamente.
STAY TUNED ASERE….
Spero che vi sia piaciuto, ora arriva il bello, lasciate un commentino e un like, la storia continua la prossima settimana…
SPOILER ALERT!!
Non avevo abbastanza connessione per ascoltare Spotify, Youtube o vedere Netflix, perciò la radio è stata, fin da subito, la mia salvezza insieme al caffè.. questa era una delle canzone che preferivo in quel momento, allegra, mi tirava sempre su il morale e mi faceva venir voglia di bere caffè..la mia droga in quarantena.. avremo tempo di parlarne, anche del caffè cubano..
CIAOOOOOO!!!!
“quando hai avuto la fortuna di nascere bianca e qui?” commenti ottusi e razzisti!
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Fantastica!!!! ❤
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