Il mio lockdown lontana da casa. pt.6

EL PERIODO ESPECIAL ITALIANO

“La parola “non c’è” divenne l’espressione più comune del vocabolario quotidiano. Non c’era riso, ma nemmeno sapone, sale, carta igienica e ancor meno benzina”

Hernaldo Calvo Ospina

CHIARA: “Buongiorno posso lasciarle un volantino?” ITALIANI:“Di cosa?” CHIARA:“Tamponi rapidi per covid”.

Il mio prezzo da pagare per questo periodo especial italiano. Nei due giorni di volantinaggio in un centro commerciale posso dire che ne sto vedendo di tutti i colori, sicuramente la mia mente non riesce a starsene tranquilla, immancabile è il parallelismo , il mio pensiero continua a volare e a cercare di definire cosa veramente significa vivere in un periodo especial.

Storicamente il periodo especial a Cuba, ricorse nei primi anni ’90 ed è stato caratterizzato da una caduta del PIL e da un peggioramento generalizzato in tutti settori economici, comprese le infrastrutture sociali, inoltre dal divieto agli imprenditori di qualsiasi provenienza di realizzare attività economiche a Cuba o con imprese cubane.                                                                                    Un periodo speciale, particolare, diverso e terribile, un periodo di estrema mancanza e sofferenza, sarà una caratteristica cubana di apportare positività , ma sono riusciti a dare anche a questo momento un gusto positivo, quasi come se quest’ultimo doni qualcosa nella sua drammaticità, ma posso dirvi di aver preso parte a quello che chiamano il secondo periodo especial e trovarne positività è stato un compito molto difficile, quasi quanto sopportare un volantinaggio falso in un centro commerciale ai tempi di covid.                                                                                                                   E’ difficile, con queste premesse parlare di crisi italiana, penso che tutti più o meno stanno ricevendo un forte schiaffo in faccia dalla vita, la somma di pensieri che si accumulano nelle teste di ciascuno schiaccerebbero un elefante. Non sono qui per parlare di sconfitte, drammi e nemmeno di dati statistici, ma per attrarre e regalare positività, un raggio di sole in mezzo alle nuvole, una storia straordinaria che mi ha donato speranza, ma anche che porti a riflettere di vita vera e attualità.

Oggi mentre davo l’ennesimo volantino, continuavo a pensare: intanto a come la gente potesse vedere il mio sorriso smagliante sotto la mascherina, il che per una hostess è davvero frustrante, credo che gli occhi strizzati alla cinesina non bastino più a convincere nessuno, in secondo luogo, immaginavo orde di bambini in attesa dei doni da Babbo Natale, famiglie intere o spezzate, pronte a celebrare dal vivo con quei carrelli pieni di cibo o con una videochiamata su zoom, immaginavo questo come estremamente normale per noi europei, molto lontano da ciò che avevo vissuto sull’isola.

E’ impossibile paragonare due realtà tanto diverse, un paese capitalista da uno socialista, ma in quel preciso momento stavo vedendo “il periodo especial italiano” nelle gesta delle persone, nei discorsi preoccupati, nella compulsività di riempirsi le mani di gel ma con i carrelli zeppi di cibo. Un senso e una connessione io la vedevo malgrado tutto, malgrado a Cuba mancasse davvero la base rispetto a qui, chiamandolo especial i cubani, mi stavano illuminando e dicendo qualcosa in più. Io riesco solo a tradurlo come unico, orribile, e allo stesso tempo l’attimo prima di una rinascita, quando si vive qualcosa di extra-ordinario si può solo pensare positivamente a come sarà bello tornare a una nuova ordinarietà, una nuova, perché indipendentemente dal periodo, la nuova realtà sarà diversa e più bella , con un sapore decisamente nuovo.

Periodo especial

I miei volantini
ROSSO ESPECIAL, autoscatto

PERIODO ROSSO ESPECIAL

Era un mese che mi trovavo a Cuba, e fortunatamente avevo scelto il momento giusto per il mare, come capiranno tante ragazze, avevo scelto il periodo senza l’amico rosso. Non dovevo preoccuparmi di lui, di una visita improvvisa, sapevo che sarebbe arrivato a vacanza conclusa e io sarei stata già nel mio appartamento inglese. Ma la mia previdenza mi aveva fatto buttare qualche assorbente in valigia, giusto per, quel non si sa mai che ti salva la vita, sempre.

Era il 26 marzo, i miei voli cancellati, la festa di abuelo finita con una bella ubriachezza, e io ora stavo ufficialmente iniziando la mia quarantena, chiusa in quelle quattro mura strette con un primo cenno di dolore alle ovaie. Immancabile, svizzero, deciso era arrivato, speravo che con il fuso orario tardasse, ma eccolo, e ovviamente…

Non c’era carta igienica, nè acqua. Riporto le domande più frequenti di chi ha già ascoltato la mia storia:

“E come ti pulivi?” “Cioè non ti lavavi?” “Ma non è igienico.”

Sapete ho scoperto come sopravvivere senza e non perchè sia più furba di altri, anzi, ma perchè stavo iniziando a inventare come una cubana, a trovare soluzioni, era come fare un viaggio nel tempo, a Cuba c’è l’usanza di tenere sempre i tanque e los cubos de agua pieni. In parole poveri, secchi d’acqua riempiti e pronti all’uso, nel caso in cui i giorni delle tubature secche dovessero arrivare.

Ed eccoci qui, arrivati al momento fatidico, ovviamente la mia prima secca di acqua coicideva con il MIO PERIODO ROSSO ESPECIAL. Una casualità che un momento tanto doloroso e fastidioso per una donna coincida con il nome di uno dei momenti più duri per l’isola, mah, sapete che non credo a queste cose!!

PERIODO tradotto dallo spagnolo, significa proprio mestruazioni, mi sembra qualcosa di estremamente innovativo da porre a paragone, dopo tanta sofferenza e frustazione si sà che arriva una fine, che il periodo finisce, che ritorna il sereno e anche il buon umore, e così ho deciso di vivermi e superare questo momento delicato per ogni donna, ringraziando Yemayà (santa protettrice delle acque) per la poca che c’era in casa!!

ESSERE DONNE A CUBA

Da sempre ho riflettuto sull’importanza del ruolo della donna, della forza che ognuna di noi debba avere per sopportare tutti i dolori, gli ormoni, gli sbalzi e mantenere una lucidità tale da farci stare in piedi e portare avanti tutto.

A Cuba ho visto veramente il coraggio, mi sono imbattuta in una realtà che fino a poco prima non immaginavo nemmeno. Essere donna a Cuba non è facile, la scarsità di igiene e materie prime non va incontro di certo alle necessità di ciascuna.

Passati i miei sei mesi sull’isola ovviamente ho dovuto iniziare a vivere come una cubana, a lavarmi le parti intime con l’acqua contaminata o comunque ferma in secchi da giorni, in assenza dell’acqua delle tubature, che altra nota a sfavore, è molto calcarea e anche difficile da bere, ci vogliono stomaci forti per buttar giù i batteri cubani. Fortunatamente il mio corpo ha sempre reagito bene.

Il discorso degli assorbenti è quello che mi ha scioccata un pò di più, ovviamente finiti i miei, ho iniziato a usare quelli dati dallo stato, ma non essendo cubana, dovevo usare quelli di zia, che non bastavano mai, perchè purtroppo la somministrazione è sempre in ritardo, molte volte nel mese corrente le donne non ricevono alcun assorbente, e non è come succede da noi, che al supermercato troviamo scaffali pieni, di forme e colori di ogni genere, se lo stato non provvede all’igiene intima femminile bisogna trovare soluzioni “por la izquierda”, quindi da persone che rivendono assorbenti illegalmente, oppure in negozi che vendono in dollari, ma che la popolazione non può sempre permettersi.

Nel momento in cui sono rimasta a Cuba, ho visto quasi tutti i negozi vuoti, scaffali impolverati e tristi,materie necessarie inesistenti e così mi sono trovata pure io a comprare assorbenti contrabbandati !

Scherzi a parte, la mia verità è che cerco di sdrammatizzare su temi e tabù che ho davvero a cuore, la lotta cubana all’apertura del paese, malgrado ci siano molti rivoluzionari che appoggiano il governo, sta nella richiesta di materie prime per tutti, di curare il proprio corpo nell’igiene e nella dignità e io spero tutto questo si raggiunga presto, anche perchè..

sfido chiunque a provare gli assorbenti Mariposa cubani!!!! (in foto)

Foto realizzata dalla giornalista Laura Rodriguez Fuentes, assorbenti Mariposa legati alla sedia
Articolodi Cubanet : https://www.cubanet.org/destacados/las-penurias-intimas-mujeres-cubanas/

Come sempre chicos siamo arrivati alla conclusione, io spero vi sia piaciuto e vi consiglio di guardare attentamente le immagini dedicate da X Alfonso al suo barrio. Vi immergerete nella vita vera, pozzi, secchi di acqua sgocciolanti e artisti, uno dei video che preferisco!!

Alla prossima,

STAY TUNED!!!!

X Alfonso-Santa

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