Il mio lockdown lontana da casa. La storia mai raccontata.

Un personale dono di Natale

“Se vogliamo progredire, non dobbiamo ripetere la storia, ma fare storia. nuova. Dobbiamo accrescere l’eredità lasciataci dai nostri avi”.

Mahatma Gandhi
La Barbacoa

Lo specchio

Rielaborazione grafica allo specchio

BARBACOA DI PENSIERI

Fare storia, raccontare storie nuove, vivere vite indimenticabili, andare oltre a ciò che hanno costruito e narrato, chi ha vissuto prima di noi. Ogni uomo sin dall’inizio dei tempi, sente, in un momento o nell’altro della vita, di scoprire le proprie origini, conoscere la propria discendenza, curiosare sul passato con la voglia di andare oltre, per sapere come procedere e dare una spiegazione ad alcuni atteggiamenti, che riflettono voci ed esperienze dal passato.

Vorrei parlare di uno dei giorni più belli della appena iniziata quarantena a La Havana.

Zia, dopo una levataccia, aveva ripulito la “barbacoa”, una specie di piccola soffitta/soppalco, quella che anni prima era la cameretta di mio padre, stava diventando la mia. Non riuscivo a contenere la gioia di poter avere uno spazietto tutto mio, sarebbe stata la mia tana, il mio posto appartato e sicuro, dove poter creare, dormire, riflettere e godermi zanzare e vapori provenienti dalla cucina, ogni volta che si preparava qualcosa di sotto…                                                                                                                                              Lei aveva pensato a tutto, mi aveva tolto le cianfrusaglie di mezzo, alzando un polverone che ahimè non mi avrebbe fatto dormire per giorni, causa la mia allergia, ma avevo un piccolo materassino che poggiava su dei cartoni e lo isolavano sottilmente dalle tegole cigolanti del pavimento, ovviamente calpestabile solo nella parte in cui dormivo, perché poteva sprofondare nella parte destra, ma dettagli..

Il pezzo forte era che avevo un grande specchio antico, uno di quelli spessi e pesanti, tutto macchiato, usurato dal tempo e con grossi aloni neri circolari in basso, lo trovavo magnifico e sarebbe diventato l’unica maniera per riconoscermi e ritrovarmi, in quei momenti dove tutto era incerto, avevo bisogno di fissare la mia immagine e capire che non era tutto uno scherzo.                                                                                                                              Passavo le ore a guardarmi in quello specchio, non per vanità, ma perché sembrava creasse un filtro naturale a tutto ciò che rifletteva, persino io mi vedevo filtrata, cambiata, in continuo mutamento, ma sempre molto bella. Donava una bellezza, rara, d’altri tempi. Credo sia stato proprio quello specchio, a farmi tornare la voglia di disegnare e riscoprire la mia innata creatività, che mi affianca da che ne ho ricordo, da quell’asilo di provincia dove le maestre dicevano che il disegno era una mia abilità, pur essendo tanto piccina.

Volevo in questo contesto cubano, creare un percorso nuovo, tutto mio, un percorso che avrebbe avuto una storia da raccontare e mi avrebbe aiutato a superare il blocco davanti al bianco, al nulla, della mia vita. La storia che stavo vivendo lontana da casa me lo stava insegnando, dovevo cogliere tutto per come veniva, e anche la creazione dovevo accettarla così, con quel poco che avevo a disposizione. Come sempre nei miei viaggi portavo con me lo stretto necessario per disegnare e dipingere, questa volta avevo optato per della fusaggine, la mia preferita, una specie di carboncino molto evanescente, con cui riuscire a ricreare delle ombre spettacolari, e il mio mini kit di acquerelli, i miei inseparabili, con annesso il loro piccolo pennellino pronto all’uso. Ero bloccata artisticamente da tempo, dopo la laurea triennale in pittura e qualche sventurato evento, avevo lasciato tutto per guadagnare qualcosa e sopravvivere agli affitti milanesi e successivamente londinesi. Ma in questo contesto, durante una quarantena a migliai di chilometri da casa, senza aver accesso regolare a internet, senza musica, senza tv, senza nessun comfort era decisamente il momento di riprendere in mano la mia fantasia e creatività, non lasciarmi scappare questa opportunità che la vita mi stava offrendo, di ritrovarmi.

A volte mi svegliavo di soprassalto, perché le zanzare non mi davano tregua, nel cuore della notte e con dolori lancinanti alla colonna vertebrale per via del materassino su cui dormivo, ma era in piena notte o di mattina molto presto che mi venivano alcune idee, mi veniva voglia di buttare giù qualche bozza, e fu proprio una di quelle mattine che mi venne da chiedere a zia se avesse foto di famiglia, foto dei miei avi cubani, delle generazioni prima di me.

TRA FOTOGRAFIE E RICORDI

Ero stupefatta da quanto io assomigliassi al mio passato, da quante analogie stavo trovando, zia come me, era una curiosa, una persona legata alle storie, lontane e vicine, delle persone che hanno fatto parte della nostra famiglia. E così alla mia domanda, sentii la risposta che volevo sentire: “Ho creato un album con foto e dettagli dei nostri avi”, disse lei.

I miei occhi brillavano, la gioia sprizzava da tutti i pori, quell’album era una memoria famigliare incredibile e io persi una giornata intera a studiarmelo con calma. Scoprii molte cose, come che il mio bis bis nonno era un fifone, che aveva paura degli animali selvatici e nel momento che un serpente si avvicinò al pollaio, fù sua moglie a tagliargli la testa con un machete per evitare perdite di galline.

Scoprii che le mie origini erano molto umili e prettamente spagnole, anche se a detta della mia bis nonna di Caibarien, attualmente viva e vegeta, avevamo una piccola discendenza nobiliare inglese, ma tutto ciò era la solita notizia classificabile nella sezione: “tra mito e leggenda”. Ma io volevo crederci perchè era una cosa bellissima, non tanto per la classe sociale, quanto per avere una parte inglese alla lontana, ciò può spiegare il mio amore per il thè delle cinque e la colazione salata come “must have”.

Questa carrellata di storie mi permisero di riempire i primi fogli bianchi, era tornata l’ispirazione e con un mix di grafica, tramite app offline del telefono e disegni tradizionali, iniziai a creare composizioni di memorie, volti di persone del mio passato, che mi fecero in un attimo sentire vicina a loro, almeno mentalmente ed energicamente soprattutto.

L’energia trasmessa dal passato è una cosa grossa, potente e con una forte influenza sopra ciascuno di noi, scoprire curiosità delle vite di qualcuno appartenuto al nostro passato ci permette di creare un canale, un legame extra temporale, vicinanze e rapporti invisibili attraverso il tempo. La psicogenealogia della Schutzenberger tratta proprio di questo, dell’influenza di una coscienza familiare, non solo individuale. L’incoscio o anima familiare è l’insieme di quelle informazioni racchiuse nell’esperienza del sistema familiare a cui apparteniamo.

Vedevo volti, immagini passarmi sotto gli occhi, storie semplici e incredibili, sentivo che quella semplicità raccontata, apparteneva anche un po’ al mio modo di essere, mi sentivo anche io sempre più cubana, campesina, appartenente a questa cultura, vicina e felice di aver avuto la fortuna di conoscere tanto, questo lockdown si stava trasformando in una rivelazione continua.

Non era la prima volta, come vi dicevo, che grazie alla mia curiosità,scoprivo un pezzo in più del puzzle della mia stramba vita.

Il tempo all’ Havana, come avrete ben capito, non era solo il mio lockdown lontana da casa, ma si stava dimostrando, la chiave per la scoperta di me stessa e del mio passato, l’anello mancante di una catena, che avevo iniziato io, sola, una ragazzina di 17 anni che domandò la cosa giusta al momento giusto, per ritrovare la sua famiglia.

Josefa y Segundo campesinos
mix media 2020

El amor de Cristina y Raimundo
mix media 2020

LA STORIA MAI RACCONTATA

Torniamo indietro di 10 anni quasi. Riavvolgiamo il nastro e torniamo in Italia, nel mio paese di nascita, l’origine, l’unico che conoscevo fino a quel momento.

Sapete, crescendo sola con mamma, mi sono sempre chiesta la provenienza dell’altra parte, la parte maschile, ma lei, da che ne ho ricordo, è sempre stata sincera con me, ha sempre parlato del mio papà cubano, senza sapere dove fosse e come stesse.

Ottobre, supermercato, un’amico, un conoscente di paese, una figura conosciuta, ma mai approfondita, si ferma a parlare con mia madre, in uno di quelle corsie, fra pani integrali e marmellate. Non so cosa mi spinse ad essere tanto coraggiosa e istintiva, forse proprio quell’inconscio familiare sepolto, quell’anima interna, come una voce fioca mi stava sussurrando all’orecchio di dover fare la domanda giusta a quella persona che avevo davanti.

L’incontro tra i due adulti terminò rapidamente, e i polmoni riempiti di coraggio di sgonfiarono, mia mamma tirava dritta per l’altra corsia, quando ad un tratto, decisi di tornare indietro, correre da lui e fargli quella agognata domanda che mi stava soffocando.

“Tu sei cubano giusto? “, risposta affermativa,

“Tu conosci mio padre?” “SI”

E il resto è storia

La mia, il mio lockdown lontana da casa e oltre…

La prima volta che ho visto una foto dei miei genitori insieme, l’aveva conservata mia nonna a Cuba e fino a quel momento non pensavo ci fossero ricordi immortalati.

Spero il mio piccolo dono, racconto, vi sia piaciuto, ci ho messo tutta me stessa, è solo un piccolo estratto della vera storia che verrà, intanto vi auguro un felice Natale a tutti chicos, e che ogni famiglia, familiare, avo, persona importante risplenda con voi, danzando in una quarantena di feste!!!

Un abbraccio virtuale, auguri..

Chiara

Il video immancabile, una canzone storica, che ha fatto ballare i miei genitori, la serata che si sono conosciuti

Gloria Estefan- Mi Tierra

8 pensieri riguardo “Il mio lockdown lontana da casa. La storia mai raccontata.

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