Il mio lockdown lontana da casa.pt.10

LE CODE, IL CIBO CHE SCARSEGGIA e VIVIR DEL CUENTO

‘Sacaron pollo’ la frase que impide cualquier medida de distanciamiento físico en Cuba.

‘Hanno tirato fuori il pollo’ la frase che impedisce qualsiasi metodo di distanziamento fisico a Cuba.

Jorge Diaz, giornalista cubano

Esperando

Barrio de La Havana

NO SPRECO

Da piccola ricordo che mi lagnavo sempre. Ero una bimba capricciosa, che non mangiava tutto, perciò mi educarono con il pugno duro. Mi costringevano a mangiare tutte le pellicine e fibre dell’arancio appena spremuto, bloccate dallo spremiagrumi. Ero così contenta di tornare a casa da scuola con la mia vicina di casa nonchè mia madrina e mentore da bambina, ma al tempo della merenda, c’era sempre qualcosa che mi deludeva, come mangiarmi quelle orribili pellicine, che mi si incastravano fra i denti, strizzavo gli occhi e digrignavo i denti, e lamentandomi le buttavo giù perchè non avevo altra scelta. Che crudeltà, è sbagliato, non bisogna forzare…

Sono cresciuta con: “Mangia tutto, e pulisci bene il piatto, perchè dall’altra parte del mondo, un bambino meno fortunato non ha quello che hai tu”.

Ma quale altra parte pensavo.. Se una cosa non mi piaceva fecevo di tutto per sparpagliarla nel piatto e far si che sembrasse meno, per poter dire: “OK mamma, ho finito!”

Cresciuta, maturata, ma con quei valori, oggi ringrazio, ho avuto la fortuna di vivere dall’altra parte, ho avuto la fortuna di avere un’educazione improntata sul NON SPRECO e sull’arte dell’arrangiarsi, e solo in questo modo sono sopravvissuta ad una vita sull’isola. Un tema amaro, un tema con meno sorrisi, cercherò di essere leggera come sempre, ma sento che è il momento di raccontarvi veramente di come si sopravvive in questo periodo di profonda crisi nell’isola. Oggi, 21 di Gennaio, mi sono alzata con un umore grigio, come il cielo che ci minaccia in queste giornate uggiose, senza internet e con la macchina morta per via della batteria, ma in ogni caso penso che non sono mai stata più felice di essere chiusa in zona rossa qui, piuttosto che essere ancora chiusa a La Havana in un momento come questo.

“Ma stai scherzando? A Cuba c’è il sole, fa sempre caldo, Cuba è un paradiso!”

Ricevo migliaia di messaggi con scritto: “Ma facevi meglio a startene là”

Ragazzi quello che sta accadendo, in queste giornate uggiose che stiamo osservando dalle nostre finestre, la storia attuale non è qualcosa che molte persone sopporterebbero. Vivere a Cuba oggi è sempre più complicato. In questi giorni, ho taciuto molto e ho seguito qualche notizia e post quà e là sui vari canali social, ho sentito persone che stanno momentaneamente vivendo questa realtà, e credo di poter dire, che non c’è quarantena e vita peggiore, che quella senza cibo. Il cibo è il re delle nostre giornate, pensiamoci, tanto o poco,in casa o a lavoro, uno snack o una cena abbondante, carne o pesce, tofu o seitan, verdure o frutta, salutare o fast food, frigo pieno o frigo da riempire, supermercati SEMPRE pieni, poche code, scelta a volontà, cibo locale, cibo importato, masterchef, masterclass, video tutorial di CIBO, CIBO, CIBO,CIBO..

Così oggi ho deciso, vi spiegherò passo passo come cercare cibo a Cuba e come, inventando ricette nuove, sono diventata la spacciatrice culinaria del mio cortile a La Havana.

  1. “RECUERDATE DE PEDIR EL ULTIMO”

Ricordate quando vi avevo raccontato della mia avventura in banca per cambiare le sterline, all’inizio della mia avventura?

Proprio lì, vi avevo raccontato anche delle infinite code che ogni persona è costretta a fare sotto il sole per qualsiasi servizio, e vi dico altro, per cercare cibo è molto peggio! Dopo il secondo mese di clausura dentro casa, i casi in città avevano iniziato a scenderne, fino ad arrivare a zero, alcuni giorni, così diciamo che tutto iniziò a tornare come prima, e iniziai ogni tanto a seguire zia nei vari mercati a cercare provviste che scarseggiavano sempre.

Ogni volta che lei usciva sola a cercare cibo, vedevo che tornava sempre stremata, accaldata, in presa a una crisi di nervi e mi diceva che le code erano infinite, ma che più della metà delle persone in fila, erano lì per niente, perchè la merce non bastava mai per tutti. E io mi domandavo come poter raggirare questo problema, senza rischiare di tornare sempre a mani vuote?

Semplice, lo scoprii presto, svegliarsi prima di chiunque altro e mettersi in coda all’alba. No, non sto scherzando, delle volte le code per i beni necessari partivano dalle quattro/ cinque la mattina e i dormiglioni? Beh diciamo che Cuba non aspettava nessuno, “chi ultimo arriva male alloggia” dicevano, e purtroppo la cruda realtà era questa. La cosa fondamentale, non appena raggiunta la coda, era chiedere immediatamente ‘EL ULTIMO’ (l’ultima persona in fila), e memorizzare perfettamente il viso, i vestiti, l’atteggiamento e magari fargli anche qualche domanda più personale, per fare in modo di avere un testimone davanti e non perdere MAI, il prezioso e sacro posto in coda.

Un’altra cosa che mi domandavo spesso era come facevano i cubani a sapere sempre dove stavano vendendo la merce più gettonata. Perchè a differenza che qui, e anche a seguito del covid, ogni genere alimentare veniva distruibuito in punti diversi ogni volta, la merce non arrivava mai tutta insieme, ad esempio in un supermercato, ma un giorno si trovava ad un crocevia e il seguente poteva essere dall’altra parte del quartiere.

Il PASSAPAROLA era l’arma segreta, la battaglia del ‘chi arriva primo in coda’ non rende i cubani meno solidali o sleali, il sano passaparola era qualcosa di strepitoso, il primo della cuadra (quartiere), che riceveva notizie sul cibo e dove veniva venduto in giornata o il giorno seguente, era il messaggero ufficiale, che si incaricava di diffodere la notizia, meglio se attendibile, a tutto il vicinato.

Frasi come “SACARON POLLO” O “SACARON CROQUETAS” (che letteralmente significa: hanno tirato fuori pollo o crocchette) erano le più desiderate dalle orecchie cubane, e anche dalle mie, perchè significava tornare a mangiare qualcosa di diverso.

Mi vergognavo all’inizio a chiedere, lasciavo sempre fare a chi mi accompagnava, all’inizio della mia esperienza, non sapevo come mettermi in fila, non sapevo nulla di questo mondo, ero a disagio e confusa nel vedere che difficoltà il popolo cubano faceva e fà a garantirsi un pasto. Verso la fine della mia esperienza, penso di aver imparato molto, a rispettare, a sopravvivere e a non vergognarmi più di parlare per poter garantirmi un posto in quella infinita coda per me e la mia famiglia.

Stavo valorizzando ogni singolo gesto, e malgrado ritenessi tutto estremamente crudele e incivile per il popolo cubano, stavo vivendo lì e non avrei potuto fare una rivoluzione sola, ma potevo aiutare a mio modo a garantirci del cibo.

Las colas

las Galletas

Sacaron pollo
El mercado , tomate

El mercado , platanos

Amata Caldoza

STAGIONALITA’ CANAGLIA

A volte le ore di coda sotto il sole, non portavano a niente. Difficile per noi credere a questa realtà, abituati a scegliere dagli scaffali quello che più ci piace. Inconcepibile per me all’inizio vedere il frigo vuoto o quasi e non avere nessun potere nemmeno con il denaro, di riempirlo con qualcosa di buono.

Nei miei mesi a Cuba ho capito che la mia mentalità europea doveva cambiare, dovevo adattarmi a tutto e attuare come loro, non scoraggiarmi, ma anzi, ero lì per fare la differenza, ero rimasta bloccata per dire la mia, scrivere questa storia e non per lagnarmi, come quella bambina di fronte alla spremuta, magari ne avessi avuta una a colazione anche oltre oceano, mi sarei mangiata anche le bucce, certi giorni.

Non fraintendetemi, non sto raccontando il mio lockdown facendovi credere che non mangiavo, fortunatamente a casa di zia, qualcosa da mangiare c’è sempre stato, ma abituarsi a mangiare quello che si trova, piuttosto di quello di cui si ha voglia, è qualcosa che noi europei non siamo di certo, molto abituati.

Ogni alimento è estremamente stagionale, e segue il ritmo della natura, il che è un bene, perchè la frutta e la verdura sono autoprodotti e non subiscono lunghi viaggi, ma c’è sempre l’altro lato della medaglia, ovvero finita la stagione, scordatelo fino all’anno successivo, fino alla prossima maturazione.

Fu così per i pomodori, la lattuga, che ho visto una volta sola in tavola, per le melanzane e anche i cetrioli, il mango e anche l’avocado, frutti del territorio ma con breve vita.

E nell’assenza di alcuni principali alimenti, non c’era granchè che li sostituisse. Gli ultimi mesi diventarono durissimi, avendo la possibilità di vivere più di un mese in campagna, a casa di amici, ho visto come tutta la produzione si spostasse alla capitale, ma i piccoli pueblos di campo rimanevano spogli, riscontrando maggiori difficoltà a trovare cibo rispetto alla grande città.

Ero in mezzo alle campagne, immersa nel verde, tra platani, piante da cocco e fiumi stupendi, ma la carenza di cibo era estenuante, nemmeno facendo la coda si sapeva cosa stessero vendendo, le persone iniziavano ad accodarsi più per la speranza di mangiare che per una vera conoscenza di cosa avrebbero mangiato.

Ricordo che quell’esperienza mi ha messo molta tristezza addosso, avrei voluto zappare la terra e autoprdurre ogni cosa, ma anche la vita dell’agricoltore, campesino, a Cuba, non è valorizzata. La triste verità è che la produzione viene portata via dallo stato, quindi un singolo artigiano, agricoltore, non può permettersi di vendere privatamente, ma deve lasciare tutto il suo raccolto nelle mani dello stato, che si incarica della distribuzione al popolo.

La mia speranza tornò quando un giorno un cubano ambulante iniziò a gridare fuori dalla nostra casa fatta di mattoni e amianto, vendendo pannocchie e vegetali illegalmente, io ne feci una scorta e la distruibuii tra questa famiglia e la mia, sentendo dentro di me, questa frase:

“Capo ricordati che la felicità sta dentro le piccole cose”. cit.

LA COCINERA DEL BARRIO

Diciamo appunto che a Cuba ciò che si mangia è poco, e soprattutto in casa, si seguono semplici ricette con le materie prime che si trovano, e soprattutto quando si trovano. Torniamo sempre al nostro famoso discorso dell’INVENTO, la capacità del cubano a reinventarsi sempre, in ogni circostanza e che stavo apprendendo molto bene.

Ricordo perfettamente il giorno che zia tornò a casa, aveva le mani delle melanzane giganti, dicendomi che non aveva idea di come cucinarle. Fermi tutti, questo era il momento di sfoderare le mie doti culinarie, così iniziai a preparare una bella parmigiana di melanzane, senza formaggio, senza nulla come al solito, in questo caso almeno le melanzane e il pomodoro c’erano. La besciamella era un grande ostacolo, ma non c’era nulla che non potevo inventare, così con un poco di latte in polvere acqua e maizena avevo creato un ricordo del formaggio cremoso, e via di stratificazione!

Devo dire che la ricetta venne buonissima, e a zia venne la bella idea di farla assaggiare anche alla vicina, così nacque il mio ristorante a La Havana… no scherzo, ma da quel giorno in poi, tutte le vicine del quartiere erano curiose di sapere come ero riuscita a creare qualcosa di diverso, con le stesse materie prime che avevano anche loro nelle loro case.

Il giorno che ‘sacaron el pollo’, quando trovammo il pollo, pensai di fare dei nuggets aromatizzati al lime accompagnati da un buon avocado di stagione e un altro giorno il gettonatissimo pollo alla birra, e non mi stancherò mai di dirlo, trovare una birra a La Havana di questi tempi è stato un regalo direttamente dal cielo, io e zia abbiamo rischiato di berle tutte, ancora prima di arrivare a casa a cucinare!

Ma il piatto italiano, che ho scoperto apprezzare più di ogni cosa è stata, niente po po di meno, che la ‘Signora Bruschetta’, regina dei nostri aperitivi e antipasti, nella sua semplicità conquistò tutti, ovviamente con abbondante aglio e pomodori ben conditi, e l’olio della bodega cubano (negozi cubani gestiti dallo stato), che aveva quel retrogusto di….. NIENTE, ma che rendeva ogni mio piatto italiano estremamente cubano a suo modo!!!

E come dice il titolo della più famosa telenovelas comica cubana con protagonista il mio amico Panfilo, l’importante è sempre : “VIVIR DEL CUENTO!!!!” (vivere della storia), e aggiungerei:

RINGRAZIARE OGNI SINGOLO ISTANTE DELLA FORTUNA CHE ABBIAMO!!

Questo è VIVIR DEL CUENTO e dell’ INVENTO

CHICOS OGGI VI SALUTO CON QUESTO FRESCO VIDEO AMATORIALE DI GENTE DE ZONA, CHE DAI BARRIOS CUBANI SONO ARRIVATI FINO A NOI E SU TUTTI I GRANDI SCHERMI, PADRI DE “LA GOZADERA” E CLASSICI TORMENTONI ESTIVI, MA QUESTA VERSIONE DI LORO, è QUELLA CHE HO CONOSCIUTO E CHE MI PIACEVA, IL BALLO DURANTE LA PREPARAZIONE DEI CIBI, L’ALLEGRIA E LA VOGLIA IMMANCABLE DI STARE ALLEGRI IN OGNI SITUAZIONE.

CERTO NON FATEVI FREGARE DALLE TORTE LANCIATE E DAL VIDEOCLIP, MOLTO VECCHIO, QUESTO DUO è DIVENTATO MOLTO FAMOSO NEGLI ANNI E CIO’ NON C’ENTRA NULLA CON LA CRISI ATTUALE CHE STA VIVENDO IL PAESE OGGI, VOLEVO SPECIFICARLO.

ALLA PROSSIMA SETTIMANA CHICOS, LASCIATE COMMENTI O FATEMI TUTTE LE DOMANDE CHE VOLETE, SONO QUI A DISPOSIZIONE COME SEMPRE..

SALUDOS A TODOS!!!

PS: E POI CHI NON BALLA QUANDO STA AI FORNELLI, IO SEMPRE! LOS QUIEROSSS

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