“Siamo così abituati alla natura apparentemente razionale del nostro mondo che facciamo fatica a immaginare che possa accadere una qualsiasi cosa che non possa essere spiegata dal buonsenso”.
Carl Gustav Jung
La teoria della Sincronicità
Jung aveva proprio ragione sapete!? No ragazzi, non sono qui per farvi una lezione di filosofia, anche perchè non ne sarei all’altezza, ma sicuramente voglio partire da un concetto che si è ripetuto più e più volte nel corso della mia vita.
Posso dire che non ho mai creduto alla casualità degli eventi, proprio come Jung ha scritto, ho sempre cercato di dare un nome alle casualità piene di senso che riempono le nostre vite.
Mamma è sempre stata onesta con me, per quanto riguardava l’origine di mio padre, e fin da piccina sentivo che ogni mio singolo passo si muoveva in una direzione, mi faceva avvicinare mentalmente alla MIA ISOLA; poteva essere una canzone che trasmettevano alla radio o l’esibizione del ballerino cubano di Amici alla televisione ogni sabato sera. L’articolo possessivo davanti a ISOLA, esprime esattamente quanto attaccamento e vicinanza ho sentito fin da subito mettendo nel 2016, il primo piede sul suolo cubano;
ERO FINALMENTE A CASA!!
E’ un concetto difficile da spiegare, quasi paranormale forse, ma sicuramente sentivo dentro di me l’attaccamento a quella terra, a quella Patria che avevo scoperto da sola grazie a un’arma innocente che portavo sempre con me: LA CURIOSITA’.
Ma questa volta è stato diverso, stavo ritornando laggiù per la seconda volta, come auto regalo di Natale, dopo aver lavorato sette giorni su sette nel freddo inverno londinese, avendo deciso di vendere alberi di Natale per tutto il mese come extra. Sicuramente mentre tenevo stretta l’ennesima cioccolata calda ed elencavo i prezzi dei vari alberi alle giovani famiglie inglesi, non avrei mai potuto immaginare come la mia vita nei mesi successivi sarebbe stata stravolta, come il mio ulteriore desiderio di curiosità mi avrebbe portata a vivere un’esperienza straordinaria.
La sincronicità Junghiana definisce che i fenomeni sincronici si intensificano maggiormente nei momenti cruciali della vita di ciascuno, ed ecco, come mi sono trovata a trascorrere una pandemia, dove volevo inconsciamente stare..
Certo doveva proprio bloccarsi il mondo intero per farmi rimanere un po’ più sull’isola e recuperare il tempo perduto!!!!






Odore di petrolio, umidità contaminata, la classica botta di vapore che ti inonda i polmoni e ti fa cambiare subito umore, dopo ore di volo, quella contaminazione per me era la sensazione più bella di tutte.
Scendendo dall’aereo, dopo ore seduta e circa tre o quattro film visti a pezzetti tra una ronfata e l’altra, avevo un sorriso da parte a parte, mi facevano male i timpani per la pressione dell’aereo in fase d’ atterraggio, ma non mi importava nulla, nemmeno la mia solita sensazione di mal d’aria mi stava dando problemi, avevo raggiunto il mio obiettivo e stavo dirigendomi finalmente ai controlli dell’areoporto Josè Martì de La Havana. Ma sapete quale è stata la cosa che mi ha più sollevato e reso felice di questo viaggio?
Poter recuperare il bagaglio poco dopo lo sbarco dall’aereo, non come l’ultima volta..
Certo non vorrei dilungarmi troppo su questa storia, ma già che ci siamo ve lo racconto. Quattro anni prima, qualche furbone mi aveva tolto dal nastro trasporto- bagagli la valigia, forse per rubarne il contenuto e rivenderlo per strada, lasciandomi brancolare nell’aeroporto alla ricerca di aiuto. Mi recai immediatamente all’info-point/ oggetti smarriti dell’areoporto, ma la ragazza che lavorava allo sportello, con chewingum in bocca e aria davvero seccata, mi chiese con fare scorbutico quale fosse il mio problema.
Si leggeva in faccia che non aveva voglia di stare lì seduta ad assistere i viaggiatori, anzi sembrava facesse apposta a non capire il mio spagnolo improvvisato e il mio bisogno di aiuto, taglio corto alla fine tutto si risolse e tornai provata, dopo due ore perse in attese, con valigia alla mano, grazie all’aiuto di mio padre che si trovava a La Havana! Fiùùù….
Quest’anno sono arrivata con il mio volo in perfetto orario, superati i dovuti controlli, ho dovuto fare un piccolo check per il covid, perchè la notizia stava già galoppando anche oltre oceano. La cosa che mi ha fatto più sorridere, è stato vedere come le varie annotazioni riguardanti ogni singolo passeggero, venivano prese manualmente su un foglio di carta volante, in maniera disordinata e con una pessima scrittura da parte di un’assistente di volo sorridente e distratta.
AHAHA WELCOME TO CUBA!!!!!!!
Uscendo dall’areoporto ho trovato immancabilmente il mio abuelo (nonno) ad accogliermi, insieme a mio cugino americano e il nostro amico autista di fiducia, lui con il suo carro sgangherato, la musica sempre al massimo, che cantava a squarciagola l’ultimo Cubaton uscito, chiedendomi nel frattempo un pò di me. (Se siete interessati all’argomento, Cubaton è un genere di Raggaeton cubano che non amo particolarmente, dopo averlo sentito rimbombare per mesi, precisamente nel mio periodo a Cuba ogni stazione radio dava le ultime de: “El Chulo”, ahaha si è un cantante!!).
Durante la carretera che mi portava dritta a casa di zia, nel barrio de Diez de Octubre, mi soffermavo su ogni dettaglio e mi sentivo emozionata perché ancora mi ricordavo alcuni angoli, vie, case, durante il percorso.
E’ incerdibile come quelle esquinas di barrios colorati, molto simili fra loro, mi siano rimaste scolpite nella mente tanto chiaramente!!
Arrivati finalmente a casa di zia, l’emozione era palpabile, diciamo che non vi ho ancora detto che ci faceva mio cugino da Miami lì con me. Tutto facava parte del mio piano malefico di riabbraciarci tutti, permettere a me di rivedere la famiglia unita e permettere soprattutto a mia zia di rivedere suo figlio dopo il suo trasferimento a Miami, purtroppo i cubani non hanno NESSUNA possibilità di uscire dall’isola se non con invito da parte di qualcuno (**Approfondimento giù in basso).
Avevo iniziato ad organizzare tutto mesi prima, subito dopo l’acquisto del mio biglietto, avevo informato mio cugino del mio viaggio e in fretta e furia cercammo di incastrare le date per febbraio cosi da arrivare lo stesso giorno e rendere la sorpresa perfetta!
Ovviamente funzionò tutto alla grandissima!!!! (ancora non mi conoscete ma io adoro i piani ben riusciti e le emozioni sincere). L’arrivo è stato goffo e divertente, avevo la sensazione di essere un pò come la regina della serata, sentivo di aver creato una circostanza postiva, e la mia energia era al massimo!
Stavamo unendo tre paesi in un solo istante, le storie di ciascuno iniziarono a rempire la stanza, io raccontavo del freddo inverno Londiese, da cui ero appena scappata, e ora stavo seduta sul sillon,(tipica sedia a dondolo cubana) con un bel congris (piatto tipico di riso e fagioli neri) e un trago (uno shottino di rum in questo caso) in mano. Passammo una serata tranquilla, mangiando e bevendo e io estraniandomi per un secondo, come mio solito, ho rivisto nella mia mente la scena di “Coco”, quando abuela canta la sua canzone d’infanzia “Recuerdame” al nipote (“Coco” il fim, uno dei miei film d’animazione preferiti).
La mia abuela non canta molto ma è una grande poetessa, e la sua felicità più grande era avere qualcuno accanto con cui condividere e recitare le sue poesie più dolci.
Tutto stava seguendo i miei piani, ero arrivata in orario e la sorpresa era uscita davvero bene, potevo ritenermi felice e soddisfatta..ma tempo al tempo, d’altronde ero appena arrivata sull’isola!!
Cubaneo MODE ON!
Finita la festa e le celebrazioni ,posso dire che passarono davvero poche ore prima degli immancabili scogli da superare quando viaggi a Cuba: I SOLDI E LA COMUNICAZIONE.
Allora diciamo che la mia idea era quella di fare un viaggio in solitaria successivamente a dei giorni da passare in famiglia a la Havana, che avevo già visto e conoscevo abbastanza, quindi avevo bisogno di soldi contanti, anche perchè l’utilizzo di carte e bancomat è davvero marginale nell’isola, a meno che non decidi di stare in hotel tutto il tempo e non goderti la vita vera che si respira solo en la calle (approfondirò bene tutto in un articolo dedicato).
Il mio terzo giorno di vacanza, decisi così di andare a prelevare dei soldi nel Banco Metropolitano più vicino a casa di zia, anche in vista di una gita a est che vi racconterò nel prossimo bellissimo post di viaggio.
Dopo 10 minuti camminando già intravedevo una lunga coda che doblaba la esquina, eh già come potete immaginare quello sarebbe stato il mio calvario per ben mezza giornata! Dopo ore sotto il sole battente caraibico, finalmente la guardia decise di farci entrare, a me e zia che mi accompagnava sempre ovunque. Ma non era finita lì, c’era ancora da aspettare..
..ancora e ancora.. Penserete ma quanta gente c’era a sti sportelli???
In realtà solo cinque persone davanti a me, ma di sportello disponibile solo uno, con una simpatica signora, lenta, moooolto lenta a effettuare ogni transazione. (Vorrei precisare che l’effetto slow-motion non è nella a confronto). Finalmente era arrivato il mio turno, non stavo più nella pelle, ero quasi libera!
Lei aveva una emme puntata al petto, incisa sopra un cartellino d’acciaio, posto come una spilla sulla divisa grigio topo della banca che non lasciava nulla a desiderare, unita alla calza a rete, beh non sei in banca a Cuba, se tutte le collaboratrici non sfoggiano una collant nero super sexy a trame veramente bizzarre (ADORO!) Insomma io volevo convertire le mie sterline in CUC (una delle due monete cubane), ma ovviamente M. non riconobbe le ultime stampe delle sterline da venti che avevo prelevato pochi giorni prima a Londra, così ad un tratto iniziò a gridare:
“FULANAAAA, VISTE LA NUEVA ESTERLINA??” e nel giro di un nano secondo tutta la banca era lì ferma ad osservare, avevo i riflettori puntati su di me, ero già una star lì dentro!
Ovviamente tutto questo processo per riconoscere questa nuova stampa, aveva bisogno di tempo, tempo preso dalla signorina M. per raccontarmi del suo dottore, che era già stanca di lavorare e di come facesse caldo fuori dal banco a mezzogiorno. AHHHH e io con l’ansia di non poter convertire i soldi…che mentalità capitalista, lei voleva solo fare due chiacchere con me..
Ma grazie all’incredibile intervento di Fulana ottenni il mio cambio moneta senza problemi, quindi finalmente potevo ritornare a casa vincitrice!!
Beh diciamolo: SANTA FULANA!!!!!!!!


Calza a pennello con la storia della banca, le immagini iniziali del video sono molto rappresentative, gustatevelo!
**Vi spiego una cosa, penso che tanti potrebbero spiegarvi molto meglio di come lo farò io, ma io una persona pratica e faccio molti esempi. Vivere nell’isola è tutt’altro fuorchè facile. Lo stato cubano limita ogni aspetto della condizione umana lasciando “credere” di vivere una libertà che non è altro che ahimè una forte oppressione. I servizi gratuiti garantiti, come la sanità, non sono nulla quando manca la materia prima: il farmaco. La “recente” possibilità di possere beni materiali propri e non dello stato, come una casa, non è nulla quando non ci sono abbastanza materiali edili per poterla sistemare e il tetto può crollarti in testa da un momento all’altro. L’istruzione pubblica gratuita non è efficace se monopolizzata dall’alto.
Sapete quale è stata la cosa più assurda che ho visto durante la quarantena??
Vedere in diretta le video lezioni degli alunni cubani date in televisione, (non tutti hanno la fortuna di avere un computer), completamente pilotate e strutturate politicamente, con lezioni anti capitaliste, destinate appunto a bambini e ragazzi in età di formazione. Non sono qui per fare attivismo politico, ne tantomeno a demonizzare e parlare di cose che non sò, io vi parlo di quello che ho vissuto sulla mia pelle e dò voce alle parole di un popolo, così per come mi sono state raccontate e trasmesse le informazioni.
Perciò concludo dicendovi che anche la libertà di spostamento e di viaggio è ancora estremamente difficile e limitata, uscire dall’isola è un argomento molto delicato, che vorrei affrontare separatamente, spiegandovi i progressi che sono stati fatti, e allo stesso tempo le varie restrizioni ancora vigenti.
Vivere qui è tutt’altro che un’impresa facile, bisogna essere coraggiosi, pronti a grandi sacrifici e soprattutto essere molto sgamati, come dicono i cubani, VIVERE DEL INVENTO!!!!
TO BE CONTINUED…
A presto chicos, lasciate un commentino o un like se vi è piaciuto!! Grazieeeeeee!!!
Il mio lockdown lontana da casa.pt.12
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Sono luoghi veramente bellissimi 🙂
Ma grazie..Significa tanto per me 💖
Le tue foto mi emozionano. Grazie


Ti ringrazio infinitamente, hai colto nel segno il messaggio che volevo comunicare. Peace